l'occhio
La costruzione di uno strumento musicale è l'unione di molteplici aspetti. Progettare, assemblare, decorare, verniciare, sono tutte fasi di un percorso che conduce al suono. Perfino il più piccolo elemento, apparentemente insignificante, è specchio di un modo di essere, la cui natura, la cui unitarietà o frammentarietà, si riflettono inesorabilmente nel gesto costruttivo.
Tutti gli elementi concorrono all'unità dell'opera finale, specchio del pensiero ispiratore, senza che nessuno prevalga sugli altri, senza che nessuno sia assente. Anche la soluzione tecnica più complessa, ricca, ornata, o innovativa, non deve prevalere. Per questo è difficile inventare. Un'invenzione, laddove venga interpretata come elemento risolutivo del "mistero" del suono, tende a concentrare l'attenzione su di sé, a distogliere dalla percezione di una totalità di eventi, a complicare invece che a lasciar scorrere con naturalezza gli elementi. Tutto deve essere funzionale, umilmente funzionale. In questo senso una grande lezione ci viene data da Antonio de Torres. Guardare un suo strumento significa non trovare nulla di particolare, nulla che possa razionalmente fornire una risposta alla domanda: ma come è possibile che suoni in questo modo? Nulla è superfluo, tutto è indispensabile, tutto è "semplice". Eppure, il risultato è meraviglioso, e davvero ci si chiede da dove arrivi tanta bellezza, tanta carica emotiva. La risposta è una sola: da Torres stesso.
Le sue chitarre non hanno segreti, trucchi, misteri. Sono state costruite con quell'Amore che è motore della vera Arte. Semplicemente. Ne abbiamo suonate e studiate molte, di diverse forme, tipi, misure, e con diversi materiali, con diverse "invenzioni" al loro interno. Eppure, sono tutte a loro modo simili. Si riconosce in tutte la stessa mano, lo stesso cuore. Questo è il più grande risultato che un artista possa raggiungere: trascendere la materia, la tecnica, rendere cromosomicamente propri tutti quegli elementi su cui riversiamo, spesso ostinatamente, il nostro studio e a cui attribuiamo valori a loro non dovuti - rendere quegli elementi talmente propri da non farli più percepire, usarli in modo discreto ed armonico, affinché perfino le cose più difficili appaiano semplici, scorrano fluide, neghino con l'evidenza dei fatti la più sperimentata teoria.
A noi giunge quello che chi ha modellato l'elemento ci comunica direttamente, senza parole. Nel momento in cui cerchiamo di trascinare "l'arte" al di fuori del suo terreno, di tradurla con un linguaggio che non le appartiene, la sua voce si spegne. Parlarne può distogliere dai contenuti reali, rischiare di attirare l'attenzione verso il dito e non verso la luna che esso indica.
Il testo è tratto dal libro La chitarra di liuteria
