Quando si entra nella bottega, il respiro si riempie di profumo, un odore fatto di tanti odori, che è principalmente l’odore del legno, dei legni.
Ogni diverso tipo di legno sembra esalare un aroma proprio, peculiare, che si perde mentre confluisce negli altri, come un colore puro che non è più riconoscibile autonomamente all’interno di un quadro finito. Ma l’istinto è quello di acuire l’olfatto per distinguerne le provenienze, e così si scoprono le tonalità morbide e chiare dell’abete, l’intensità pungente del palissandro, la sottile brillantezza del mogano. La poesia dei sensi è a tratti distolta dall’odore freddo dei tasti, delle lime, delle meccaniche, cui fanno eco la lucentezza delle lame e il bagliore discreto della gommalacca.
La chitarra è la sintesi di tutti questi odori, anch’essa profondendone uno proprio, delicato equilibrio di diversi e complementari ingredienti. Man mano ci si appropria delle più flebili tracce annusando l’aria, ma a poco a poco, inevitabilmente, l’ambiente induce all’assuefazione, e verrebbe voglia di uscire e rientrare, ancora, per sentirci restituire quell’emozione di sorpresa e insieme di riconoscimento.
Questo microcosmo olfattivo diventa quasi inebriante, ci si culla all’interno vagando per i boschi più lontani, e nel momento in cui si identifica un profumo, ecco che già scompare, inghiottitto dal respiro vivo degli altri legni...


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