l'umidità relativa

Col termine umidità relativa (U.R.) s'intende il rapporto fra la quantità d'acqua presente nell'aria e la massima quantità d'acqua che l'aria potrebbe assorbire a quella temperatura, prima che l'acqua stessa si condensi in piccolissime gocce, creando ciò che chiamiamo nebbia. Questa situazione è detta tecnicamente punto di saturazione o punto di rugiada. Un metro cubo d'aria a 20°C ed alla pressione atmosferica media a livello del mare pesa circa 1,2 kg, e contiene al punto di saturazione circa 18 g di acqua. L'umidità relativa si esprime sempre in percentuale: così se il nostro metro cubo contiene 9 g di acqua diremo che l'umidità relativa è del 50%; se non è presente acqua nell'aria (il massimo "secco") saremo allo 0% ed al 100% (il massimo "umido") se l'aria non può più assorbire acqua, creando, quindi, nebbia.

La quantità massima di vapor d'acqua che l'aria può contenere aumenta all'aumentare della temperatura: a 0°C, per metro cubo, è di circa 4.5 g, a 20°C è salita a circa 18 g, e a 50°C arriva a 105 g. Lo stesso andamento si riscontra nei riguardi della pressione atmosferica: la quantità massima di vapor d'acqua che l'aria può contenere (a temperatura costante) diminuisce di circa il 12% per ogni 1000 m di quota sul livello del mare (con l'analoga diminuzione della pressione atmosferica). Queste indicazioni sono da prendere solo come valori orientativi, dato che le corrette dipendenze sono più complesse. Possono comunque essere più che sufficienti per quanto segue, dato che sono molto importanti per la manutenzione di qualsiasi strumento di liuteria (non solo chitarre) in un mondo in cui sono possibili rapidi spostamenti che espongono gli strumenti a variazioni di temperatura e pressione atmosferica in tempi estremamente brevi.

Alcuni dati sono molto importanti da ricordare:

  • all'interno di un'automobile al sole si può arrivare in poco tempo (nell'ordine dell'ora) a temperature di circa 50°;
  • sempre all'interno dell'auto, in inverno, è facile raggiungere temperature prossime allo zero;
  • nella cabina dell'aereo si verificano rapidi sbalzi di pressione, ma soprattutto la particolare climatizzazione produce un'aria estremamente secca;
  • nel bagagliaio dell'aereo la climatizzazione è ulteriormente ridotta, e i rischi aumentano.

In questi casi, in particolar modo nei viaggi in aereo, è utile allentare la tensione delle corde per ridurre lo stress della chitarra. Sbalzi di temperatura in inverno possono avere conseguenze molto serie. Una chitarra a 0° ad un'umidità relativa del 50% è in equilibrio col suo ambiente senza molti problemi. L'aria che la circonda contiene, però, solo 2,2 g di acqua per metro cubo. Se portiamo la chitarra in un ambiente dove la stessa aria viene riscaldata a 20° (qualsiasi locale dove non sia presente uno specifico umidificatore), l'umidità relativa scende a circa il 12%. La cosa diviene ancora più grave nelle fredde giornate di tramontana, o in montagna con temperatura esterna molto rigida, quando si può rilevare un'umidità relativa all'esterno anche del 10% (pelle delle mani secchissima, labbra che si screpolano, aria molto nitida e cristallina, visibilità eccezionale). Se quest'aria la portiamo all'interno della casa e la riscaldiamo fino a 20 gradi, possiamo immaginare quale tenore d'umidità relativa arrivi ad avere. Questo brusco passaggio da umido a secco (detto il "colpo di secco") comporta una forte perdita d'umidità da parte del legno, a volte talmente veloce che esso stesso non riesce ad assestarsi in tempo: alcune parti si asciugano prima di altre, ed il legno inevitabilmente si fessura.

L'umidità relativa ideale per la chitarra (e peraltro per qualunque strumento di liuteria raffinata) va dal 50% al 65%, ma può allontanarsi da questi valori senza incorrere in pericoli, a patto di rispettare certe precauzioni: una continua ed attenta osservazione delle condizioni ambientali, con strumenti di lettura dell'umidità e l'uso di appositi apparecchi umidificatori. Bisogna comunque sempre tener presente che variazioni di umidità, temperatura e pressione anche oltre questi limiti (ma non troppo) possono essere accettate dallo strumento senza danni, purché queste siano lente e diano tempo alla struttura di assestarsi.

Gli strumenti per misurare l'umidità relativa sono chiamati igrometri, e possono essere sia meccanici sia elettronici.Per gli igrometri meccanici si sfruttano la capacità di alcune fibre naturali ad allungarsi o ritirarsi al variare dell'umidità: è esattamente quello che fa il legno, che si gonfia al contatto con l'acqua e si ritira asciugandosi. I capelli umani offrono ottime caratteristiche di sensibilità ed uniformità di reazione anche al variare della temperatura. Negli igrometri a capelli, tramite semplici leveraggi, un sottile fascio di capelli è usato per muovere una lancetta. Al giorno d'oggi vengono anche usati capelli sintetici, lasciando invariato il principio meccanico di funzionamento, con risultati forse anche migliori e più stabili nel tempo di quelli ottenuti con i capelli naturali. Se di buona qualità (e quindi, di solito, di non basso costo), questo tipo d'igrometro è, fra gli strumenti a prezzo accessibile, tra i più precisi e costanti nel tempo. Non va confuso con gli igrometri con sensore interno d'umidità a bilama e a spirale, uguali nell'aspetto esteriore, ma notevolmente meno sensibili e precisi (e di costo di solito inferiore).

Una delle difficoltà nell'uso degli igrometri a capelli è la taratura. Il diffuso sistema di avvolgerlo in uno straccio umido e di regolare dopo alcuni minuti la lancetta portandola alla saturazione, si è rivelato, dopo molti tentativi, decisamente approssimativo e poco preciso. È molto meglio tararlo con uno strumento di misurazione più preciso ed inalterabile nel tempo (e molto più costoso) detto psicrometro ventilato. Lo psicrometro non è però consigliabile per il controllo dell'umidità necessario ai fini della cura della chitarra, non essendo assolutamente pratico né nell'uso, né nella lettura.

Esistono oggi anche igrometri elettronici, strumenti abbastanza precisi, anche se personalmente non ho mai riscontrato in essi la praticità di lettura e la precisione riscontrabile in igrometri a capelli. Sono ottimi apparecchi, sempre che siano anch'essi di buona qualità.

Tramite l'igrometro potremo quindi leggere l'umidità relativa presente nell'ambiente ed agire di conseguenza. Se l'ambiente è troppo umido (umidità relativa oltre il 75%, e costante nel tempo), sarebbe necessario deumidificare, cosa non proprio semplice in quanto l'apparecchio (il deumidificatore) che svolge questo compito è alquanto costoso ed ingombrante (simile nelle misure ad un comodino). Questi apparecchi oggi sono molto diffusi e possono sempre tornare utili, ma difficilmente in un'abitazione moderna si renderà necessario l'acquisto e l'uso di un deumidificatore per le sole questioni di salute della chitarra. Va anche detto che aumenti di umidità (di solito legati alla situazione meteorologica) sono in genere modesti, e soprattutto lenti, e non sono violentemente dannosi per gli strumenti.

Molto più probabile, invece, è che si presenti il problema inverso, e che si renda necessario l'uso di un umidificatore. Se ne trovano in commercio di molti tipi: i migliori sono quelli a vapore (con elettrodi o con un piccolo bollitore), che consumano un po' d'energia elettrica, ma sono molto robusti e soprattutto igienici. Nel caso questi apparecchi siano del tipo con elettrodi e l'acqua immessa sia molto dolce (cosa facile in zone montane), si renderà necessaria l'aggiunta di un pizzico (minimo!) di bicarbonato di sodio nell'acqua, al fine di aumentarne la salinità e conseguentemente la formazione di vapore.

Gli umidificatori ad ultrasuoni, detti anche "a vapore freddo", non vaporizzano l'acqua facendola bollire, ma la nebulizzano per mezzo di ultrasuoni, producendo una sottilissima "nebbia" che viene poi immessa nell'ambiente da una piccola ventola. Sono molto silenziosi, consumano pochissimo e producono una buona quantità d'umidità nell'ambiente, tuttavia costano di più e richiedono una continua pulizia e sostituzione dell'acqua, non essendo provvisti del potere disinfettante dell'azione del vapore. Anzi, mischiando continuamente l'acqua di ne­bulizzazione con l'aria (insieme a polvere e quant'altro essa può contenere), creano un ottimo ambiente per la moltiplicazione di batteri.

Tramite questi apparecchi possiamo quindi monitorare e mantenere giustamente umido l'ambiente in cui la chitarra passa la maggior parte del suo tempo: dove si studia, per esempio (il che comunque è consigliabile anche per la nostra salute).

Quando invece lo strumento viene portato (e di solito rapidamente) in aule o in sale da concerto, dove ci possono essere condizioni critiche d'umidità, vanno prese ancora altre precauzioni.

Se l'ambiente esterno è molto umido (giornate nebbiose, per esempio), ben poco si può fare, lo strumento si "gonfierà" un po' se rimane a lungo in questo ambiente (anche se la custodia isola molto bene lo strumento), calerà leggermente nel suo rendimento, ma non correrà pericoli eccessivi, a patto di porre molta attenzione nel portarlo successivamente in ambienti molto secchi (o fortemente riscaldati come, per esempio, le aule scolastiche). In questo caso verrebbe sottoposto ad una rapida cessione della sua abbondante umidità accumulata ed assorbita, esponendosi a seri rischi di creparsi. Un'eccellente precauzione in questo caso è di umidificare soltanto la chitarra, o meglio il suo interno (solitamente non verniciato ed a diretto contatto con l'ambiente esterno attraverso la buca e per questo più "vulnerabile"), mediante un piccolo, ma efficace umidificatore interno. Questo creerà una maggiore e quanto mai protettiva umidità all'interno della chitarra, proteggendola dall'eventualità di una rottura. È l'analogo di quello che spesso si vede nei musei o nelle esposizioni, dove piccole ciotole d'acqua vengono poste all'interno delle bacheche in cui sono esposti oggetti delicati e sensibili all'umidità.

Tutte queste attenzioni non devono però diventare un'ossessione: saranno l'esperienza e l'abitudine a guidarci nella cura della chitarra, che (è sempre bene ricordarlo) rimane comunque un oggetto molto resistente, anche a situazioni estreme. Una buona precauzione è di portare sempre con sé l'igrometro e l'umidificatore interno: un minimo di prevenzione aiuta il mantenimento della chitarra nelle migliori condizioni d'utilizzo, impedendo l'insorgere d'eventuali danni con conseguenti lunghe, e dolorose, riparazioni.

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la vernice

Le vernici in liuteria possono oggi essere di molti tipi, ma le uniche ammissibili sono quelle naturali. Queste possono essere a base di cera, di resina, di gommalacca. Per la chitarra quelle a base gommalacca sono sicuramente le più diffuse e quelle che restituiscono anche i migliori risultati.

La gommalacca è una sostanza usata sin dall'antichità per verniciare il legno ed è secreta, con funzione di protezione, da un insetto della famiglia delle cocciniglie stanziale nel subcontinente indiano. Opportunamente trattata e purificata è venduta solitamente sotto forma di sottili e lucenti scaglie ambrate e costituisce la base per molti tipi di vernice in liuteria. Spesso alla gommalacca sono aggiunte varie sostanze (seguendo i più disparati criteri), tra cui coloranti, resine o cere, il tutto sciolto in alcool.

L'applicazione avviene tramite un tampone (batuffolo di cotone o lana avvolto in un tessuto di cotone o misto lino), utilizzando una tecnica molto antica, di difficile apprendimento e laboriosa realizzazione, oggi adottata solo per strumenti musicali di liuteria o mobili artigianali di pregio.

La verniciatura a tampone con gommalacca ha un ruolo importante nella definizione del suono e conferisce al legno un bellissimo aspetto, esaltandone la bellezza delle venature come nessun'altra vernice può fare. Lo spessore applicato è minimo, nell'ordine di un decimo di millimetro (un foglio di carta sottile), e la verniciatura è tanto più bella quanta meno vernice si riesce ad applicare. Purtroppo è molto delicata e poco resistente a graffi, calore, sudore e richiede periodiche operazioni di manutenzione per essere sempre brillante e proteggere costantemente il legno. Molto differente, quindi, dalle vernici di tipo sintetico spesso usate sulla chitarra in epoca moderna, applicate in spessori che arrivano ad essere anche di dieci volte quello della gommalacca e diventano rapportabili finanche allo spessore del piano armonico. Queste vernici sono sicuramente molto resistenti ai graffi ed all'usura ma con lo svantaggio di comportare un deciso peggioramento del suono e di non donare la necessaria bellezza al legno su cui sono applicate.

La gommalacca, così delicata e particolare, richiede quindi la conoscenza di qualche minima nozione sulle sue caratteristiche per mantenerla al meglio nel tempo, ancor più se consideriamo che è molto differente dal concetto di vernice a cui siamo abituati nei giorni nostri. In pratica è una sostanza naturale totalmente compatibile con il legno che, una volta applicata, fa un corpo unico con esso. Nel tempo è addirittura "assorbita" dal legno, tanto da farlo sembrare "legno lucido" più che "legno verniciato".

Una doverosa attenzione va posta al controllo della temperatura a cui è sottoposta la chitarra. La gommalacca e le resine di cui la vernice è composta sono molto sensibili al calore, con temperature elevate si ammorbidiscono e prendono l'impronta di qualsiasi cosa sia a loro contatto. Facile quindi aprire la custodia ancora calda dopo una sosta in macchina sotto il sole e trovare l'impronta del tessuto che ne riveste l'interno fedelmente riprodotta sul bel fondo lucido della chitarra. Similmente può accadere lo stesso nei giorni estivi più caldi semplicemente suonando lo strumento: nei punti in cui c'è contatto con il corpo (petto, gambe, avambraccio destro) è facile che la vernice prenda l'impronta del vestito che portiamo. Meglio in questo caso isolare lo strumento con una pelle di daino o una morbida pezza. Fondamentale qui ricordare che la vernice è sensibile al sudore e a tutto l'insieme di acidi e sali in esso contenuti. Essi provocano alterazioni assolutamente imprevedibili: opacità, ritiro, cambiamento di consistenza. È quindi indispensabile proteggerla nei mesi estivi.

Nel caso la vernice si danneggi, non bisogna disperarsi: un altro vantaggio di questa vernice è di essere reversibile, caratteristica indispensabile in occasione di riparazione o restauro. Lo scioglimento delle resine e della gommalacca in alcool è un processo che può essere ripetuto infinite volte. La vernice si può riprendere, ritoccare, lucidare, ottenendo un risultato finale esattamente uguale (a volte anche migliore) a quello della chitarra nuova. Per ritocchi locali non serve riverniciare tutta la chitarra ma basta ritoccare e lavorare la vernice già esistente. Le vernici sintetiche, al contrario, essendo completamente irreversibili, sono sì molto robuste e resistenti ai graffi, alla temperatura e al sudore, ma nel caso di una riparazione creano molti problemi, costringendo a sverniciare e riverniciare almeno una parte completa (fondo, piano armonico, fasce, ecc).

Ricordiamo anche che l'usura nelle parti maggiormente sollecitate (manico, fondo nella parte a contatto con il petto, fasce nelle parti a contatto con le gambe o il braccio) è normalissima e fa parte di quella manutenzione periodica che lo strumento richiede e che, se rispettata, permette il mantenimento dell'aspetto estetico nelle migliori condizioni. Periodicamente lo strumento deve essere riportato dal liutaio affinché sia rimessa vernice dove necessario. Si evita così di esporre il legno all'azione degli agenti aggressivi della pelle e dello sporco che lo macchierebbero irrimediabilmente. L'unica parte che solitamente non viene riverniciata (per motivi di carattere acustico) è il piano armonico, peraltro una delle parti meno resistenti, essendo l'abete un legno molto morbido. Porre quindi molta attenzione a graffi e segni: questi rimarranno, anche piacevoli se piccoli segni dell'uso, molto meno piacevoli se profondi e vistosi. Per la pulizia della chitarra usare sempre un morbido panno di cotone, meglio se felpato, e prodotti specifici. In mancanza d'altro va bene anche un fazzolettino di carta o un morbido straccio appena umido passato sullo strumento, asciugando subito con il panno.

Assolutamente non usare prodotti per mobili di tipo spray o liquidi, polish con siliconi, olii e tantomeno alcool. Da evitare categoricamente l'uso di qualsiasi prodotto detergente in presenza di crepe o danneggiamenti: si potrebbero creare grossi problemi al momento della riparazione.

Ricordarsi sempre che la vernice è, in sostanza, una resina, fa corpo unico con il legno, lo rende più bello e n'esalta il suono, ma è molto delicata e richiede molta attenzione per mantenere a lungo tutta la sua preziosa lucentezza.


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