Ci sono profonde e sostanziali differenze tra uno strumento di liuteria ed uno di produzione industriale facilmente reperibile in commercio. In queste righe desidero spendere alcune parole su come e perché costruisco le mie chitarre e sulle loro principali caratteristiche.


Nella costruzione di uno strumento io perseguo la ricerca del suono e della perfezione costruttiva. Ogni chitarra rappresenta un passo verso un traguardo che inevitabilmente si modifica e allontana in maniera direttamente proporzionale al movimento necessario per raggiungerlo.
Questo traguardo in fondo è un miraggio, una linea d'orizzonte inarrivabile, ma l'importante non è l'approdarvisi quanto la strada percorsa in questo tentativo, fatta di continui cambiamenti, di sviluppi nella tecnica costruttiva, di costante apprendimento.

La logica conseguenza è che non esiste una chitarra uguale all'altra: frase alquanto inflazionata nel mondo dell'artigianato, ma che trova la sua realtà proprio nel far nascere ogni strumento dalla negazione del precedente, nel non ripetere lo stesso identico prodotto per non rimanere nello stesso identico posto in questo continuo cammino. Ciò non deve disorientare, in quanto proprio in virtù di questo inarrestabile cambiamento esiste una forte continuità tra uno strumento ed il successivo. Certo la mentalità con cui lo si acquista deve cambiare radicalmente rispetto all'usuale, non può essere la stessa con cui acquistiamo un prodotto di largo consumo che, con la sua omologazione e standardizzazione magari anche certificata, in qualche modo risulta essere anche rassicurante.
Senza farsi coinvolgere da luoghi comuni e pregiudizi, e valutando l'oggetto per quello che è in se stesso, bisogna quindi inoltrarsi nel mondo del prodotto artigianale. Esso deve rispondere a tutte le caratteristiche di qualità, funzionalità e affidabilità di un qualsiasi prodotto commerciale, con in più il vero valore aggiunto proprio della costruzione manuale.

Le chitarre che faccio sono interamente costruite a mano da me, eccezion fatta per il filo dei tasti, le meccaniche e le corde.

Per queste parti mi rivolgo ad industrie o ad artigiani specializzati. Il piano armonico è sempre in abete rosso, tagliato a libro e con stagionatura adeguata. L'essenza usata per fondo e fasce può variare, questa è una scelta fatta nel momento in cui lo strumento viene progettato. Non necessariamente (al contrario di una diffusa convinzione) uno strumento con un determinato tipo di legno suona meglio di un altro: l'importante è la compiutezza dello strumento nel suo insieme. A titolo di esempio (e di conferma), le chitarre più belle che ho avuto modo di provare sono in cipresso o acero, legni considerati "poveri" anche commercialmente.
Il manico delle mie chitarre è in mogano e la tastiera in ebano o palissandro. Le decorazioni sono anch'esse a mia discrezione, seguendo esse stesse un flusso indipendente da scelte commerciali.

Le mie chitarre a prima vista possono sembrare molto delicate. In realtà quest'affermazione viene spontanea solo per confronto con la maggior parte della produzione moderna (magari anche di serie): in questi strumenti il legno è usato in spessori ben superiori a quelli che uso io, secondo l'opinabile convinzione più legno=più suono. Completi di meccaniche e corde i miei strumenti pesano mediamente 1.300÷1.400 grammi a seconda dell'essenza usata per fondo e fasce. Gli spessori sono di circa 1,7 mm per le fasce, 2,2 mm per il fondo e 1,9 mm per il piano armonico. Sono spessori sottili, che non devono trarre in inganno circa la resistenza strutturale e la resa acustica nel protrarsi del tempo.
Ne sono tangibile esempio le chitarre di Antonio de Torres, con spessori ancora più ridotti, che a tutt'oggi ci giungono nel pieno delle loro forze espressive e meccaniche (pur con qualche inevitabile intervento...).

Con spessori di questo tipo assistiamo a una lieve deformazione del piano armonico, sollecitato dai circa 40 kg di tensione delle corde. Questo non solo è inevitabile, ma necessario affinché tutta la struttura si assesti raggiungendo un nuovo equilibrio. In fase di costruzione questo assetto viene previsto, ed il piano armonico viene assemblato in modo tale che la sua elasticità sia mantenuta ed esaltata dalla tensione indotta dalle corde. Sarebbe molto grave se lo strumento fosse così rigido da non deformarsi con 40 kg di trazione.
Spessori sottili non implicano, quindi, che lo strumento sia fragile: la struttura portante della chitarra è molto robusta e ad essa spetta il gravoso compito di resistere alla tensione delle corde. Al piano armonico deve rimanere solo il compito di generare il suono.

I collanti usati sono di vario tipo, sintetici per assemblaggi (tipo paletta-manico) e con colla a caldo per tutta la cassa armonica. La colla a caldo, o più propriamente nel mio caso, colla d'ossa, è un poderoso collante con molteplici vantaggi per la liuteria, quali un'ottima resa acustica, una presa molto tenace e la reversibilità, una caratteristica preziosissima nel momento in cui lo strumento vada riparato o restaurato.

La vernice è a base di gommalacca con applicazione a tampone, tecnica molto antica, di difficile apprendimento e laboriosa realizzazione. Una scelta obbligata per le sue preziose qualità acustiche e visive. Per maggiori notizie sulla vernice, sulle sue caratteristiche e sulla sua cura rimandiamo alla lettura del relativo articolo nella pagina cura e manutenzione.

Tutti gli strumenti sono costruiti in ambiente con umidità relativa del 50%, controllata elettronicamente con una tolleranza di ±1%. Questo è molto importante al fine di evitare rotture nel legno in caso di ambiente eccessivamente secco, in quanto l'assemblaggio della chitarra viene fatto tutto allo stesso tasso di umidità. Ciò consente uniformi movimenti tra le parti al variare del tasso di umidità nell'aria. Per maggiori notizie sull'umidità relativa, sulla sua influenza sulla chitarra e su come difendersi dai rischi che essa può presentare, rimandiamo anche in questo caso alla lettura del relativo articolo nella pagina cura e manutenzione.

In ogni caso è però compito del proprietario avere cura dello strumento e di mantenerlo in un ambiente ideale, con umidità relativa che oscilli tra il 50% ed il 65%. Questi valori possono mutare senza rischi per l'integrità della chitarra, ma hanno la conseguenza di un calo di rendimento acustico e meccanico. Con il variare dell'umidità lo strumento si muove, cambiando quindi assetto. Nelle condizioni standard, per esempio, l'action delle corde è di 2,5 mm sulla prima corda e di 3 mm sulla sesta corda. Con il termine action si intende l'altezza delle corde dalla tastiera. Viene misurata tra l'estremità superiore del XII tasto e la parte inferiore della corda, tenendo premute le corde al I tasto. Ovviamente questo è un valore molto personale e può (entro certi limiti) essere variato. Con il secco questi valori aumentano ed unitamente ad una risposta più rigida dello strumento, rendono la chitarra più "dura" da suonare. Con un'umidità eccessiva l'action diminuisce e lo strumento perde elasticità, appesantendo il suono, anche se il fenomeno è meno fastidioso di quello provocato dal secco.

La temperatura, ad umidità costante, non è un fattore molto influente sullo strumento, purché non raggiunga valori estremi, soprattutto alle temperature alte. Anche se il freddo fa calare il rendimento della chitarra, non compromettendone però l'integrità, si sconsiglia comunque di esporla a temperature polari (per esempio nel bagagliaio della macchina in una fredda notte invernale a -10° in montagna). Molta attenzione va invece dedicata alle temperature elevate, molto più inconsapevolmente raggiungibili, per esempio lasciando l'astuccio con dentro la chitarra vicino ad un termosifone o una stufa, o al sole diretto che passa da una finestra per molte ore (ricordatevi che l'astuccio è nero opaco, e che assorbe quindi tutto il calore possibile), o ancora all'interno dell'auto posteggiata al sole. In queste condizioni all'interno dell'astuccio si raggiungono temperature molto elevate, 50° o più, e possono accadere seri danni. È pur vero che gli astucci sono molto ben isolati termicamente e quindi ci vuole un certo tempo prima che il calore arrivi all'interno (nessun problema passeggiare con la chitarra al sole, in questo caso saremo eventualmente noi a doverci proteggere), ma è molto facile lasciare lo strumento in macchina, allontanarsi e dimenticarsene per un'oretta o più.

I danni derivanti dall'esposizione a temperature elevate possono, nel peggiore dei casi, riguardare l'incollaggio delle varie parti. Abbiamo già detto che la colla usata per la cassa armonica è colla di ossa, una colla reversibile (che si scolla quindi) se esposta a calore o alta umidità; nel caso di esposizione ad alte temperature può succedere di aprire la custodia ed avere la sgradita sorpresa di trovare la chitarra parzialmente scollata. Ovviamente usando collanti di tipo sintetico questo non accadrebbe, ma abbiamo già detto quali sono gli irrinunciabili criteri che inducono al rifiuto di questo tipo di collanti.

Danni invece minori, ma che possono accadere con maggiore facilità in quanto accadono a minori temperature, sono i danni alla vernice. A questo proposito rimandiamo nuovamente alla lettura del relativo articolo sulle vernici nella pagina cura e manutenzione.

Può succedere, comunque, che dopo alcuni anni la chitarra sembri perdere rendimento. Questo non sempre accade e dipende dalle condizioni in cui viene conservata e dall'uso che se ne fa. È assolutamente normale, per esempio, che l'usura dei tasti faccia perdere di precisione alla tastiera o che fenomeni d'assestamento richiedano una regolazione dell'action. È sufficiente in questo caso parlarne al liutaio e svolgere quei normali interventi di manutenzione specializzata, necessari a qualsiasi oggetto sottoposto ad uso intenso.

Probabilmente non saremmo costretti ad adottare queste piccole attenzioni in strumenti costruiti industrialmente, ma è il piccolo (e anche piacevole) prezzo da pagare per avere uno strumento "di legno", vivo e reattivo, il cui valore risiede proprio nella bellezza del suono unita alla funzionalità e alla duttilità nelle mani dell'esecutore.


torna su